Longarone dopo della sciagura

Le vittime, i superstiti e i soccorritori

 

All'alba del 10 ottobre 1963 la visione che si presenta ai pochi superstiti ed ai primi soccorritori è impressionante: sono totalmente scomparsi gli abitati di Longarone, Pirago, Rivalta, Vajont, Villanova, Faè basso; è stato parzialmente distrutto il paese di Codissago. Sul versante friulano sono scomparse le borgate di Le Spesse, parzialmente San Martino, Pineda e Fresegn.
Senz'altro più dolorose sono le conseguenze sulle vite umane: 1910 le vittime complessive di questa tragedia, di cui 1450 nel Comune di Longarone, 111 in quello di Castellavazzo, 158 ad Erto e Casso, 54 al cantiere della diga ed altre 137 originarie di altri Comuni. Per giorni e settimane non si riesce a contare il numero delle vittime; gli organi di stampa parlano di oltre 3000 vittime portate anche a parecchi chilometri di distanza dal luogo dell'immane tragedia.
I primi soccorsi giungono nella valle devastata nelle ore immediatamente successive al disastro; dalle varie caserme della provincia si muovono gli alpini, i vigili del fuoco, i finanzieri, i mezzi di soccorso a cui si aggiungono nella mattinata successiva le forze americane della SETAF e il 4° Corpo d'Armata di Bolzano al comando del gen. Ciglieri, il quale per infondere fiducia alle popolazioni superstiti decide di piantare la propria tenda sulla pietraia del colle di Pirago. Non è possibile elencare quanti, tra privati ed associazioni, si sono prodigati con grande umanità nelle opere di soccorso, nel recupero, nella ricomposizione e nel riconoscimento delle salme. Queste ultime attività si svolgevano a Fortogna con un'equipe di medici da Ljubijana coadiuvata da personale bellunese. Intanto nel Palazzo Piloni, a Belluno, viene aperto un ufficio per esporre tutte le foto delle salme recuperate per dar modo ai parenti di procedere all'identificazione, spesse resa possibile solo da un anello o da una catenina.
Non c'è stata istituzione religiosa, civile o militare che non abbia prestato aiuto in qualche modo; molti giovani di leva hanno combattuto la loro guerra sul campo spianato dall'onda del Vajont. A loro e a tutti i soccorritori, i superstiti e le Amministrazioni Comunali congiunte hanno voluto dedicare, in segno di eterna gratitudine, la giornata del 35° anniversario della tragedia, invitandoli ad un fraterno incontro.
Sono poi seguite tante opere di solidarietà, tra le quali si ricorda l'opera di soggiorno offerta agli orfani dal Comune di Bagni di Lucca, motivo del successivo gemellaggio.
La generosità di tanti soccorritori che hanno dato senza mai chiedere nulla in cambio ha in parte riscattato il male di chi ignorò il valore di tante vite umane, orribilmente perdute, sacrificate per l'interesse del denaro, del successo e del progresso.
I superstiti, colpiti dall'immane disastro, spesso ritrovatisi soli, privati di parenti, amici e ogni bene, hanno avuto una forza incredibile: chi perde la casa o la famiglia deve ripartire da zero, ma chi in un brevissimo istante perde, oltre alla casa e alla famiglia, anche la sua storia, il suo paese, le sue tradizioni, deve ripartire da sotto zero... i superstiti ce l'hanno fatta, volendo ripartire e ricominciare proprio lì, dove tutto si era interrotto quella notte maledetta, opponendosi fermamente all'idea iniziale di ricostruire Longarone verso Belluno, all'incirca nella zona dell'attuale località di Safforze (centro commerciale Iper Dolomiti). (vd fotografie nella Mostra Fotografica)

 

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