La Frana del 9 Ottobre 1963

Mano a mano che l'acqua cresce all'interno del bacino del Vajont per raggiungere il prima possibile la quota di 715 metri s.l.m., crescono anche i fenomeni di pericolosità: tonfi, boati e scosse sono ormai all'ordine del giorno. Verso la metà di settembre, a quota 710 metri s.l.m., si accentua la fessura verso la punta del monte Toc: si notano inclinazioni di alberi, avvallamenti sulla strada... anche i 90 capisaldi luminosi, che erano stati installati sulla parete franosa del Toc dopo la frana del 1960 per tenere sotto controllo i movimenti della stessa, si spostano sempre più verso valle, tendendo ad aumentare la velocità.
Il 27 settembre 1963 si decide di far scendere velocemente l'acqua, 1 metro al giorno: si decide di svasare...
Il 9 ottobre 1963 è una splendida giornata di sole, una di quelle giornate calde che si registrano di tanto in tanto in autunno in montagna; è un mercoledì, mercoledì di coppa: la sera c'è la partita di calcio in Eurovisione, Real Madrid-Glasgow... da non perdere! Tutti al bar, allora, a vedere la partita, perché le televisioni in casa erano rare.
Alle 21.30 la partita comincia, ma alle 22.39 salta la luce...
Alle 22.39 del 9 ottobre 1963 il Toc cede, la frana, da anni in movimento, non riesce più a reggersi sulle pareti del monte, appesantita dall'acqua, messa e tolta più volte ai suoi piedi... si stacca in un blocco unico, potando con sé alberi, strade, case e persino il torrente Massalezza. Dopo pochi secondi ha raggiunto la velocità incredibile di 90 km/h e a questa pazzesca velocità si tuffa dentro il lago. Il bacino aveva raggiunto la quota di 700,45 metri s.l.m., quota di sicurezza... se la frana avesse avuto le dimensioni e le caratteristiche di quella usata dal prof. Ghetti nel suo modello... purtroppo le cose erano molto differenti: solo la frana aveva una massa di 5 volte superiore. La frana, tuffatasi nel lago, risale per circa 100 metri sulla sponda opposta, mettendo intanto in movimento una massa d'acqua di 50 milioni di metri cubi.
Parte di quest'acqua si è diretta verso Erto, protetto da uno sperone roccioso, ma quell'onda ha travolto le frazioni del comune costruite sulle sponde del lago; altra parte d'acqua si è alzata verso Casso, circa 300 metri più in alto della diga, e ne ha lambito i piedi; la parte più cospicua d'acqua (25 milioni di metri cubi), dopo essersi alzata di un centinaio di metri sopra la diga, si è incanalata nella stretta forra del Vajont, con una velocità di 70 km/h, ha acquistato energia, potenza e vigore, è piombata sul greto del Piave formando un lago profondo 45 metri e largo 250-300 metri e poi, di rimbalzo, si è riversata su Longarone e sulla valle del Piave, riducendola ad una spianata livida di fango, detriti e di ghiaia.
Pochi furono i feriti; dove passarono le acque non vi fu scampo né per gli uomini né per le cose; 1910 è il numero accertato delle vittime.
Il grande serbatoio del Vajont risulta essere diviso in due parti: un lago di grandi dimensioni a monte della frana, un lago assai più piccolo, che si prosciugherà presto, a ridosso della diga. Sul terreno e sui fianchi della montagna raggiunti dall'onda l'abrasione è impressionante, la roccia è messa a nudo, la vegetazione è stata interamente sradicata.

 Caratteristiche della frana

La frana del Vajont è un evento eccezionale per quattro aspetti:
1- dimensioni;
2- compattezza ed unità della massa;
3- velocità di scivolamento;
4- spostamento d'acqua.

DIMENSIONI: la frana ha un fronte di 2 km, un perimetro di circa 2,5 km e un volume di 260 milioni di metri cubi (pari a 800 volte il duomo di Milano; per portarla via sono necessari 100 camion che lavorino tutto il giorno, tutti i giorni dell'anno per sette secoli).
Una frana di dimensioni così rilevanti non è mai stata riscontrata in Europa in epoca storica (dopo le glaciazioni).

COMPATTEZZA ED UNITA': il materiale è scivolato in un blocco unico, senza smembrarsi in una cascata di massi disarticolati; si sono addirittura conservate le forme che il terreno aveva in precedenza.

VELOCITA': prima della catastrofe il versante sinistro del Vajont fu interessato da un movimento continua, ma lentissimo, rilevabile con apparecchiature di precisione. Nel pomeriggio del 9 ottobre 1963 il movimento aumentò, ma è alle 22.39 che il movimento mutò radicalmente raggiungendo i 90 km/h.

SPOSTAMENTO D'ACQUA: la massa complessiva d'acqua spostata è stata valuta in 50 milioni di metri cubi, dei quali 8 milioni sono stati spinti verso Erto, 15 milioni si sono riversati nel bacino stesso formando piccoli laghetti e 25 milioni hanno scavalcato la diga, abbattendosi, attraverso la forra del Vajont, nella valle del Piave.

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